Di Attilio Fortini




Ora parlerò di questo personaggio al quale vorrei dar vita, ma non subito, perché una domanda mi preoccupa:
Ma che cos’è un personaggio?
E poi ancora:
E che cos’ha in più o in meno di una persona?
Niente di più niente di meno, mi viene da dire senza troppo pensarci.
In effetti ciò che è vero non è poi nemmeno troppo diverso da ciò che è falso. Una persona non è mai troppo distante da un personaggio: mai!
E allora…? Sarà che potremmo affermare che ciò che è falso è la verità di ciò che è vero?
No! Non è così che ragioniamo!
Tuttavia però, quando ne parliamo o ne scriviamo, è così che si fa!
Bene, cosa vuol dire tutto questo discorso.
Si potrebbe credere che all’interno di ciò che è falso c’è sempre un po’ di vero?
Forse.
Sfortunatamente però con tutto questo parlare ho dimenticato di dire del mio personaggio.
E dove mi sono perso?
Il soggetto principale del mio discorso se n’è andato nell’oscurità.
Noo, ma noo, non è vero!
Non è vero perché in questo caso è la persona che ha guadagnato della luce.
Se ciò è accettabile, allora, allora forse sono riuscito a mostrare che il mio personaggio non è nient’altro che: me stesso!
E’ buffo.
E’ proprio buffo perché parlando di tutt’altro di quello che avrei dovuto parlare, ho finito per stabilire che il soggetto del mio discorso, vedi il mio personaggio, non era nient’altro che unnn… un grumo di parole!
In effetti un personaggio è sempre l’espressione del suo autore, no?
Certo, un autore nascosto all’interno di una persona; ossia una persona sempre ben nascosta nel suo personaggio.
In definitiva si potrebbe dire che se non vive nelle parole di un personaggio, una persona è: nessuno (“personne” propriamente in francese).
Finalmente ho trovato il nome del mio personaggio.
Si chiama Gioco di parole, o meglio ancora:
Gioco di senso!
Assolutamente!